myVetrina.com concentrato di Valchiavenna e Valtellina

myVetrina
Cosa fare quando il bambino piange
3

[continua da "Piangere fa bene" della rubrica "Genitori si diventa"  Dott.ssa Lisa Ardenghi ]

La prima cosa da fare è vedere se ha bisogno di qualcosa o se ha semplicemente bisogno di piangere (a volte è difficile dirlo!) quando sono stati esclusi tutti i bisogni immediati, se il bimbo continua a piangere, si può supporre che stia sfogando le tensioni causate da traumi passati.
La cosa più utile da fare a questo punto è facile da descrivere ma a volte difficile da mettere in pratica. (soprattutto se attorno a noi non abbiamo un sostegno facilitante) Sostenere e accompagnare il bambino durante questo processo di liberazione delle tensioni può essere intollerabile quando i genitori non sono ancora riusciti a elaborare i loro vissuti e il loro stile relazionale. Ma la presenza umana come sostegno è necessaria perchè il pianto sia veramente efficace e liberatorio, la presenza di una persona in grado di accoglierci silenziosamente ed empaticamente fornisce la sicurezza richiesta per rivivere e liberare il dolore.

Durante gli episodi di pianto i bambini hanno bisogno di essere ascoltati.
E’ importante che i genitori comunichino amore, piacere e rassicurazione ai loro bambini mentre piangono e che mostrino la loro fiducia nella sua capacità di fare esattamente cio di cui ha bisogno.



Se i bambini dovessero smettere di piangere, i genitori possono ripetere l’azione che in precedenza ha scatenato il pianto: magari un certo modo di toccare, un contatto visivo o il suono della loro voce. E’ importante insistere in questo modo finche i bimbi hanno finito di sfogarsi. ( è difficile ma con un pò di attenzione alle emozioni del bambino e un pò di sensibilità si riuscirà ad aiutarlo a liberarsi da ansie, traumi e dolori)
Dopo un pianto liberatorio i bambini tendono a rilassarsi e si addormentano. (può capitare che se non hanno espresso il pianto di cui avevano bisogno continueranno a piangere più tardi!)

Ci sono tre motivi importanti per i quali non bisogna mai lasciare i bambini da soli a piangere:
• Perchè hanno un gran bisogno di essere abbracciuati e toccati
• Perchè la presenza di un altro esere umano è necessaria per una efficace liberazione delle tensioni
• Perchè se ignorati potrebbero crescere con la convinzione che li si può amare solo quando sono contenti.
I bambini hanno bisogno di sapere che sono curati e accettati sermpre, a prescindere da come si sentono o da ciò che fanno.

Le conseguenze che può avere sul bambino la repressione del pianto sono molto serie.
Una prima conseguenza negativa è l’effetto che traumi non sfogati hanno sui sentimenti del bambino e sulla sua capacità di pensare e percepire.

Molte persone da bambini hanno subito dei traumi e dal momento che non hanno mai avuto la possibilità di piangere abbastanza a tempo debito, non c imeravigliamo se continuano ad avere reazioni esagerate in situazioni di per se del tutto innoque. Molte persone convivono con paure e fobie tropo imbarazzanti per loro per parlarne.

I traumi non sofgati possono influenzare sfavorevolmente la salutie di una persona. Molte malattie, tra le quali ulcere, problemi cardiovascolari, certi reumatismi, malattie renali e allergie potrebbero benissimo essere il risultato di tensioni accumulate dovute a un sovraccarico di stress.

Molte delle conseguenze del non permettere ai bambini di piangere non si noteranno finchè il bambino è ancora piccolo.
I genitori non capiranno che c’è qualcosa che non va e che il loro bambino cova in se sentimenti negativi che causeranno problemi per tutta la vita.
Il bambino potrebbe essere leggermente dipendente o immerso nei propri pensieri o un pò malaticcio, pauroso, iperattivo o distruttivo, ma i genitori tenderanno a considerare questi tratti come parte della personalità del bambino invece di capire che questi comportamenti sono il risultato di angosce accumulate.

A volte effetti dei traumi non sfogati non si manifestano fino all’età adulta, quando si cade in depressione, non si trova nulla che soddisfi, si conduce una vita di quieta disperazione, intrisa di paure e sentimenti di impotenza.
Innumerevoli schiere di adulti non riescono a vivere un solo giorno senza ingerire droghe come caffeina, nicoltina o alcool, anche se sanno che queste sostanze sono dannose per la loro salute. Altri fanno uso di droghe pesanti per trovare sollievo a sensazioni spiacevoli. Molti cercano aiuto specialistico a causa della loro incapacità di affrontare gli sterss della vita quotidiana.
Alcuni hanno percezioni della realtà così distorte a causa di traumi accumulati, che vengono ricoverati per malattie mentali, mente altri si dedicano al crimine violento come unico sbocco dei loro sentimenti.

Un’altra conseguenza dell’aver dovuto reprimere emozioni negative si manifesta quando si diventa genitori.
I genitori tendono a ferire i propri figli nello stesso modo in cui essi sono stati feriti e impediscono a propri bambini di piangere così come è stato impedito loro.

I bambini imparano a reprimere il pianto acquisendo degli schemi di comportamento molto rigidi e compulsivi; (schemi di controllo)
Tali schemi derivano da ciò che i genitori fanno ai bambini per cercare di farli smettere di piangere.
Una madre potrebbe interpretare erroneamente il pianto come fame e mettere in bocca alla sua bambina il seno o un biberon. Se questo avviene frequentemente la sua bambina comincerà a richiedere un capezzolo in bocca ogni volta che si sentirà agitata. Ha imparato che non è sufficientemente sicuro per lei piangere quindi ricorre allo stesso meccanismo repressivo che la madre ha usato con lei. Questa bambina svilupperà una dipendenza dal seno materno o dal biberon simile alla dipendenza di un alcolizzato al whisky.
L’allattamento provocherà in lei la repressione del legittimo bisogno di piangere. E allontanerà solo temporaneamente le sensazioni negative. Quando queste ricompariranno la bambina vorrà essere allatata ancora.

Altri schemi di controllo possono essere il succhiare il ciuccio o il pollice, volere essere tenuto in braccio e richiedere un intrattenimento costante
Molti schemi di controllo oltre a impedire ai bambini di piangere sono in se stessi dannosi.
I genitori spesso trasferiscono i propri schemi di controllo (dipendenze) ai loro bambini.
Quando sono in atto gli schemi di contollo, i bambini non solo si sentono male, ma non imparano come potrebbero, non esplorano attivametne, non scambiano felicemnte amore e affetto con le altre persone.

Non c’è modo di rimuovere uno schema di controllo del bambino , a meno che i genitori non siano disposti e capaci di ascoltare pazientemente il suo pianto.
Se non si permette al bambino di piangere incoraggiandolo, lui potrebbe adottare un nuovo schema di controllo (si toglie il ciuccio e inizia a succhiarsi il pollice) o potrebbe cominciare a sviluppare problemi di comportamento (si toglie per sempre il biberon che lo aiuta ad addormentarsi e lui potrebbe manifestare subito atteggiamenti ribelli, iperattivi, o violenti)
I genitori non possono aspettarsi che la vita continui come al solito quando rimuovono uno schema di controllo, perchè i bambini senza schema di controllo hanno bisogno di trascorre moltissime ore a piangere.

Se i genitori non si sentono in grado di dedicare il tempo o l’attenzione necessari a un tale sfogo prolungato allora è meglio che il bambino conservi lo schema di controllo almeno temporaneamente.
I genitori possono valutare le loro risorse e decidere quando è meglio cominciare a rimuovere gli schemi di controllo del loro bambino.
Il modo migliore per prepararsi a sosddisfare il bisogno di piangere del bambino è per i genitori i imparare a liberare innazitutto i propri sentimenti, ma non sempre questo è facile. Ma forse è uno sforzo che dobbiamo ai nostri figli e ai genitori che saranno.


Come distinguere poi il bisogno di piangere da altre esigenze?
Nei capitoli successivi a questo dedicato al pianto, vengono forniti i consigli per determinare quando i bambini hanno bisogno di dormire, mangiare giocare, stare con i genitori o piangere.
Avere prima fatto un lavoro sui propri sentimenti aiuterà mamma e papà a non trovare più intollerabile il pianto dei loro bambini, e saranno così pronti a dedicare loro tutta l’attenzione di cui hanno bisogno per questo processo di liberazione delle tensioni e del dolore.
Buon lavoro a tutti....... anzi buon pianto! ;-) 

Dott.ssa Lisa Ardenghi

Bimbotta Pannolini & Co.

myVetrina
Copyright © 2007-2014 MyVetrina.it | DiegoGiuriani.com | P. IVA 00887200145 | Mappa | Condizioni d'uso | myMail | myPEC | Vetrine tematiche |