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Teatroterapia e SpontaneitÓ
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Teatroterapia e Spontaneità

Le origini del teatro sono collocate ad un livello parallelo con la storia della civiltà e della religione infatti, l’ipotesi più credibile è che il teatro derivi direttamente dalle forme rituali che le comunità umane primitive si sono date al fine di strutturare la vita sociale.
Il rito, a cui il teatro deve la sua nascita, si dissocia dai tempi della vita quotidiana, è legato ad un luogo diverso da quello in cui abitualmente l’uomo vive. In esso avviene la trasformazione, per esempio, nei riti di passaggio, quando gli adolescenti, attraverso alcune prove di coraggio prestabilite in precedenza, si preparano psicologicamente a un nuovo ruolo, abbandonando il bambino per “interpretare” l’adulto.
In epoche successive il teatro diventa un fatto sociale ed educativo, uno strumento di diffusione della cultura, pensiamo al periodo della nascita della tragedia greca, fino al teatro contemporaneo che, invece, fonda principalmente i suoi presupposti sulla figura dell’attore, sulle sue capacità creative e sulla forza comunicativa dell’azione corporea. Il teatro è proprio questo:è il coinvolgimento nell’azione, cosa che nessuna delle altre arti ha raggiunto. Nemmeno i mezzi bellissimi, formidabili del cinema riescono a raggiungere il valore della presenza scenica, spontanea e attiva, che è propria del teatro.
Ed è proprio a partire da questi principi che prendono spunto i primi riferimenti al teatro in funzione di cura psicologica alla persona.

Quasi sempre l’attore, per fingere in modo spontaneo una scena, si trova di fronte alcuni blocchi psicologici, superati i quali modifica qualcosa di se stesso in favore di un’autenticità personale e artistica.
È cosi che, il personaggio interpretato porta in contatto con le varie subpersonalità che, in questo caso, riconosciamo attraverso il loro esprimersi nel corpo dell’attore.
Nel work-shop di teatroterapia centriamo l’attenzione sulla grammatica teatrale ovvero i principi della presenza scenica dell’attore, quello che chiamiamo training pre-espressivo, un vero e proprio processo di apprendimento “non-verbale” indispensabile all’attore, a tutti gli attori, professionisti e non. Una volta imparato questo linguaggio corporeo si possono sviluppare i personaggi, le scena e la trama.

La teatroterapia è proponibile a chiunque desideri far teatro per capire meglio se stesso. Essa “implica l’educazione alla sensibilità, alla percezione del proprio corpo e agisce attraverso la rappresentazione di personaggi extraquotidiani, principalmente improvvisati e si struttura su un minuzioso lavoro pre-espressivo indispensabile alla creazione di gesti che rendono possibile e consapevole la reazione simbolica” .
L’obiettivo della seduta di teatroterapia è semplicemente quello di rendere armonico il rapporto tra corpo, voce, mente e spirito nella relazione con l’altro, gli altri, se stesso e la propria creatività interpretativa. Gli effetti delle sedute di gruppo sono veramente salutari e producono benessere sul singolo anche a distanza di tempo dalla seduta stessa, poiché gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni.
Ciò avviene grazie ai processi della catarsi e dell’immedesimazione che portano dolcemente verso una trasformazione del Sé e del proprio destino. Il teatro in funzione di trasformazione è quell’esperienza artistica che induce a non voler far più le cose che facevi prima o a continuare a farle ma con una maggiore consapevolezza delle loro limitazioni in merito all’espansione della personalità.




Walter Orioli

Psicologo e teatroterapeuta, attualmente lavora come responsabile nella Scuola di Formazione in Teatroterapia con sedi a Varedo (MI), Colico (LC) e Bari. E’ stato uno dei primi specialisti italiani della disciplina. Recentemente ha fondato la Federazione Italiana Teatroterapia e curato numerose pubblicazioni tra le quali: Il gioco serio del teatro, Macro Edizioni (2007), Dal teatro alle artiterapie, Artiterapie Roma (2006), Videocorso di Teatroterapia Istituto di Scienze Umane di Roma (2001), Teatro come terapia, Macro Edizioni (2001), Far teatro per capirsi Macro Edizioni (1995).

Collabora con diversi Istituti Universitari, l’Associazione Politeama di Monza e la Casa Laboratorio Arteterapie di Colico (LC) dove svolge anche la sua attività di acquarellista.
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