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Vetrina della Valchiavenna [Storia]
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Descrizione Geografica

La Valchiavenna è una Valle che insieme alla Valtellina costituisce la provincia di Sondrio. È situata nel mezzo della regione alpina a nord della Lombardia. La valle è attraversata dai fiumi Mera e Liro. Quest’ultimo affluente del primo attraversa la Valle Spluga o Val San Giacomo, che parte da Chiavenna e arriva sino a Montespluga. Da Chiavenna verso il confine svizzero, trova spazio la val Bregaglia che poi prosegue dopo il confine in svizzera. Chiavenna è il paese al centro della Valchiavenna, attraversata dal fiume mera e da un caratteristico centro storico offre unici scorci da visitare, oltre che a variegate occasione gastronomiche.

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Storia della Valchiavenna


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IDENTITÀ DI STORIA, ARTE E CULTURA      (Rotticci P.)

La Valchiavenna è il territorio che si estende a settentrione del lago di Como, oltre la riserva naturalistica del Pian di Spagna, sino al confine elvetico, definito in gran parte dalla catena alpina. Più che una semplice indicazione morfologica la denominazione della vallata esprime un più complesso concetto di unità culturale e politica. Con questo nome s’identifica, infatti, non solo la valle solcata dal fiume Mera ma anche quella del suo principale affluente, il torrente Liro, chiamata Val San Giacomo o, più comunemente, Valle Spluga dal nome del passo da cui ha origine. Inoltre viene compresa anche la valle della Mera a monte di Chiavenna, chiamata Val Bregaglia, nella quale, circa a metà, si trova il confine tra Italia e Svizzera che coincide anche con il passaggio tra la prevalente presenza del cattolicesimo a quella della Riforma luterana, definendo una barriera nel bel mezzo di un’unità geografica. In questo punto, a differenza della Valle Spluga, il termine Valchiavenna non si estende sino allo spartiacque costituito dal passo del Maloja, ma indica esclusivamente la sezione di Val Bregaglia italiana.
La complessità di definizione del termine dal punto di vista geografico corrisponde però all’indicazione di un’area dalla marcata identità culturale, sottolineata, nel passato come oggi, da un’unità nell’organizzazione amministrativa e religiosa, oltre che dalla comunanza di elementi culturali come la matrice dialettale, le peculiarità in ambito artistico ed architettonico e le forti similitudini di tradizioni ed usi.
Il nome è dovuto al suo principale centro: Chiavenna. Il paese, posto nel centro geografico del territorio, è considerato in ambito locale una città, intesa come cuore delle attività commerciali, amministrative, culturali e ricreative.
In alcuni luoghi della valle si scorge la presenza dell’uomo sin dall’epoca preistorica, dalle lance incise sulle rocce di Dona, a Prata Camportaccio, ai massi con piccole coppelle, forse ricavate a scopo religioso presenti su alcune rocce poste in posizione panoramica, come a Mese.
Tracce della presenza umana nell’età del bronzo e del ferro sono anche documentate manufatti metallici e da un corredo tombale conservati presso il museo della Valchiavenna, ai quali vanno probabilmente aggiunti i due avelli celtici visibili a San Giorgio in Val Codera, sarcofagi ricavati in grandi monoliti.
Con la conquista delle Alpi da parte di Roma, si avrà un maggiore scambio commerciale attraverso “Clavenna”, indicata anche negli itinerari imperiali; come testimoniano i numerosi frammenti di terre sigillate, ceramiche, vetri, steli, urne oltre all’anfora e alla testa di matrona bronzea, tutti rinvenuti nel centro cittadino, indizio di un sviluppato assetto urbano e sociale già in epoca remota
Ultimo centro di bassa quota posto a sud delle alpi, prossima ai passi che connettono la Pianura Padana al centro Europa, l’abitato divenne sempre più un importante luogo di transito, borgo mercantile conteso nei secoli dai sovrani che concessero autonomie, garantendosene la fedeltà.
Nel corso del Medioevo il villaggio si sviluppò con l’assetto che ancora oggi vediamo con le strade principali lungo le due vie commerciali che in esso si dipartono, quella dello Spluga ad ovest e quella del Settimo-Maoloja a nord-est, l’arteria principale del borgo.
L’Alto Medioevo ha lasciato poche tracce in Valchiavenna ma fu un periodo fondamentale per l’organizzazione territoriale, sia religiosa con le pievi di Chiavenna e di Samolaco, sia politica, con la tutela dei commerci e della difesa.
Nei secoli prima del Mille si posarono le fondamenta delle più antiche chiese e vennero costruite fortificazioni lungo le principali vie, con molte torri di segnalazione, fra le quali l’unica superstite è quella di Segname, presso Gordona, posta su uno sperone roccioso a picco sulla valle.
Risale alla seconda metà del X secolo il Tempietto di San Fedelino, edificato nel luogo dove nel 298 era stato decapitato Fedele, soldato dell’imperatore Massimiano in fuga da Como e raggiunto dai sicari all’imbocco della Valchiavenna, nel luogo dove il piano di Chiavenna termina e il fiume Mera sfocia nel lago di Mezzola. Il piccolo edificio protoromanico, ben conservato, racchiude nell’abside affreschi coevi raffiguranti Cristo, angeli e apostoli.
Al secolo successivo risale invece San Martino in Aurogo di Piuro, in Val Bregaglia, splendido esempio di chiesa preromanica con archetti pensili lungo le murature originarie e campanile a cinque piani di bifore con colonnine tornite, affreschi nelle ghiere e nel sottogronda. Nell’interno si possono ammirare numerosi frammenti d’affreschi romanici, raffiguranti scene evangeliche in un’intelaiatura dai motivi geometrici, bell’esempio di pittura romanica di scuola italica.
Del periodo romanico rimangono invece il campanile “Nero”, appartenuto alla distrutta chiesa dei Santi Cristoforo e Pancrazio, a Prata Camportaccio e tracce in San Lorenzo a Chiavenna, specie nell’ampio impianto architettonico a tre navate e in alcuni dettagli in facciata. Quest’ultima chiesa, anticamente anche detta basilica, fu sede sin dal remoto Medioevo della pieve che si estendeva ai comuni limitrofi e alla Val San Giacomo. La chiesa è posta ai margini del centro storico, entro un complesso di edifici religiosi composti dal porticato secentesco che, come dimostrano le lapidi ancora presenti, fungeva da cimitero. Entro il giardino del portico si alza la torre campanaria di tardo Cinquecento, mentre il lato est si affacciano canonica, cappelle delle confraternite e il battistero ottagonale dov’è conservata la fonte romanica ricavata da un unico grande blocco della locale pietra ollare, interamente scolpito con rilievi raffiguranti il rito battesimale del Sabato Santo e i tre ceti sociali che componevano l’antica comunità di Chiavenna, che sarà anche comune autonomo. In pietra ollare è anche l’altorilievo raffigurante la Pietà murato nel vicino portico, datato 1433. Nel chiostro della canonica, si trova l’ingresso al Museo del Tesoro della colleggiata che conserva oggetti di bellezza unica, prima tra tutti la Pace, copertina di Vangelo in oro, con smalti, perle, gemme forse donata da un vescovo al seguito dell’imperatore Federico Barbarossa; del XII secolo sono pure due croci astili e una patena incisa a bulino, mentre ai secoli successivi risalgono le statue lignee, i dipinti e i numerosi abiti liturgici. 




Tra Quattro e Cinquecento la Valchiavenna si arricchisce anche di numerose opere lignee come la splendida ancona di Santa Croce di Piuro, scolpita nel 1499 da Yvo Strigel; la tavola raffigurante la Madonna conservata nella canonica di Campodolcino e il grande crocifisso di San Lorenzo. Mentre non mancano tracce di pittori legati alle scuole di Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari, come nella chiesa di Sant’Antonio in piazza Castello a Chiavenna. Dall’altro lato della piazza, si trova Palazzo Balbiani, sede comitale durante il periodo sforzesco che, benché rimaneggiato, conserva la quattrocentesca facciata definita da due torri circolari. Proprio sotto il dominio milanese, negli anni novanta del Quattrocento, il borgo veniva circondato da mura, a causa delle frequenti incursioni dei vicini Grigioni che ne prenderanno il possesso dal secolo seguente. Delle numerose torri esistenti solo una è sopravvissuta quasi integra con un tratto di mura, nelle vicinanze della stazione.
Ai secoli della dominazione Grigione, tra Cinque e Settecento, risale gran parte del centro storico cittadino, con semplici edifici a corte appartenuti alla borghesia mercantile, che si susseguono allineando facciate arricchite da bei portali a cornice lapidea con interessanti iscrizioni e stemmi; talvolta le facciate sono dipinte con motivi d’oltralpe o locali, scene monocrome, eleganti ghirlande e stemmi. Tra i molti palazzi nobiliari presenti si distinguono in eleganza quelli appartenuti alla famiglia Pestalozzi: quello nell’omonima piazza, che conserva l’originaria "stua" lignea, quello che ospitò il letterato modenese Ludovico Castelvetro e quello in cui nacque il patriota Maurizio Quadrio, situato nella via che porta il suo nome. Interessanti sono anche anche la "Curt di Asen", cortile con volte e balconi lignei sostenuti da colonne a rocchi in pietra ollare di suggestione bramantesca, e il portone di Reguscio, l’antico accesso sud di Chiavenna. Le vie di tanto in tanto si aprono in piazze che in alcuni casi conservano la vecchia pavimentazione in ciotoli; impreziosite da eleganti fontane lapidee, nella bella stagione si trasformano in vivaci salotti all’aperto, arredati dai caffé più prossimi. Sia nel centro storico che presso le antiche contrade periferiche si trovano piccole chiese plebane con interessanti elementi decorativi.
Il 4 settembre 1618 una frana sotterrava l’intero borgo di Piuro facendo mille morti e cancellando molti edifici di rilievo artistico. Unico palazzo superstite è la villa fuori borgo della ricca famiglia Vertemate, splendida dimora rinascimentale in ambito alpino, conservatasi integra nelle numerose decorazioni lignee, negli affreschi e nel contesto rurale. Ora adibita a museo. Visitabili sono anche gli scavi dell’antico borgo visibili in località Scilano, come pure quelli presenti a monte dell’abitato di Borgonuovo, paese che, presso la chiesa di Sant’Abbondio, ospita i ritrovamenti emersi lungo i secoli.
Molti sono i nuclei di mezzacosta sorti in Valchiavenna negli ultimi secoli, tra questi Savogno, presso Piuro, è un bell’esempio di centro rurale conservatosi intatto; per giungervi bisogna percorrere una mulattiera in pietra composta da ben 2886 gradini, questo manufatto, come molti altri simili in valle, rappresenta di per se un'opera d’arte per la mole di lavoro apportata.
La Controriforma in Valchiavenna verrà stimolata anche dalla situazione politica, per via della dominazione dei Grigioni, a maggioranza Protestante. Presero così il via molti rifacimenti di edifici sacri apportando le novità dello stile Barocco, grazie anche al contributo degli emigranti in varie città della penisola e d’Europa, che portarono in valle molti oggetti d’oreficeria sacra.
Architetti, stuccatori e pittori barocchi hanno lasciato esempi di grandiosità sapientemente dosata ad eleganza, come nella chiesa dell’Assunta e nel vicino Ospitale a Prosto, in Santa Trinità a Novate Mezzola e in Santa Maria a Chiavenna. Stile e schemi verranno riutilizzati successivamente in altri edifici sacri come San Fedele alle pergole e la Casa di Loreto a Chiavenna. In questo periodo operano anche i due più importanti pittori valchiavennaschi: i Macolino, padre e figlio, capaci di reinterpretare con un tono popolare la pittura loro contemporanea, prendendo spunto dalle opere dei più importanti pittori lombardi del momento, oltre che dalle tele presenti in zona dei comaschi Recchi e di Giuseppe Nuvolone.
L’intaglio barocco ha come protagonista il lariano Albiolo che realizza sfarzosi pulpiti e confessionali, mentre molte chiese si arricchiscono di preziosi organi intagliati e dipinti.
Secentesco è anche il Santuario di Gallivaggio, sorto sul luogo dove due ragazze raccontarono d’aver visto la Madonna il 10 ottobre 1492, mentre raccoglievano castagne. Il presbiterio e la cappella laterale sinistra sono stati affrescati tra il 1603 e il 1605 da Domenico Caresiano da Cureglia, mentre alle pareti si possono ammirare un’Incoronazione della Vergine del Duchino, datata 1606, e la settecentesca Crocifissione di Cesare Ligari.
Nel centro di Chiavenna si trovano alcuni esempi di architettura del XVIII secolo, tra i quali il Portone di Santa Maria, arco in onore del commissario grigione Ercole Salis, l’elegante palazzetto adiacente la gogna: il masso per l’esposizione dei malfattori in piazzetta Ploncher e palazzo Salis, da un lato sobrio edificio cittadino e dall’altro villa barocca con giardino.
Settecentesca è pure la decorazione interna di San Lorenzo, con possenti colonne monolitiche che separano le navate e altari in marmi policromi, simili a quelli che in quel periodo andavano costruendosi in molte chiese della valle.
Tra periodo tardo barocco e neoclassico verranno restaurati molti crotti di Pratogiano e il centro cittadino si arricchirà di numerose fontane scolpite in pietra locale, come quella di Piazza Pestalozzi, un tempo sormontata dalla statua del governatore Pietro Salis, ora ricomposta nel lapidario del Parco Paradiso di Chiavenna, insieme a numerosi reperti cittadini. Questo parco, che pure un ricco giardino botanico, si snoda sulle colline rocciose dove sin dal Medioevo sorgevano le rocche cittadine separate dalla spaccatura della Caurga, antica cava di pietra ollare ed è in continuità con il Parco delle Marmitte dei Giganti, con particolari fenomeni erosivi d’età glaciale.
Nel primi decenni dell’Ottocento la dominazione asburgica, seguita alla parentesi napoleonica, si farà promotrice del miglioramento della rete viaria costruendo la nuova carrozzabile dello Spluga progettata da Carlo Donegani. Il miglioramento delle strade incrementerà i transiti, favorendo anche l’edificazione di nuovi locali di dogana, assistenza, alloggio, come nel piccolo avamposto di Montespluga, dove fu realizzata persino una cappella regia dedicata a San Francesco, con una pala di Giovanni Pock. Nel corso del secolo però, i traffici commerciali si sposteranno lungo altre tratte alpine, impoverendo l’economia valliva.
In quel secolo ha larga attività a Chiavenna il pittore Prevosti mentre molti edifici in tutta la valle furono decorati con immagini votive, un patrimonio da riscoprire e tutelare.
Oltre alle ampie vie mercantili, Chiavenna conserva i quartieri artigianali di Molinanca, Bottonera e Poiatengo, un tempo attraversati da canali d’acqua, utili alla lavorazione dei lavaggi in pietra ollare e dove troveranno spazio anche le prime fabbriche ottocentesche. Di quell’attività s’è conservato sino ad oggi il mulino del Pastificio Moro, ora interessante museo d’archeologia industriale.
L’edilizia risorgimentale ha lasciato nel centro cittadino tracce eterogenee come la palazzina della Specola, il neorinascimentale palazzo della Dogana, sede del Municipio, e l’eclettica villa Riva, tutti in prossimità della nuova stazione ferroviaria. In questo periodo attorno al centro sorgeranno eleganti ville dai ricchi giardini.
Del secolo appena trascorso sono rimaste in Valchiavenna alcune significative strutture legate all’attività idroelettrica, tra le quali spicca per mole la centrale di Mese, mentre numerose chiese vennero affrescate con motivi ed iconografie improntate al classicismo da pittori come Eliseo Fumagalli e Carlo Morgari.
Il secondo dopoguerra, è coinciso con il boom economico ed edilizio, con risultati talvolta incapaci di rispettare il contesto urbano e paesistico, come accaduto a Chiavenna e Medesimo. Nel primo caso la cittadina andava ospitando molti tra coloro che abbandonavano i piccoli paesi nativi posti sulla mezzacosta, divenuti semplice luogo di villeggiatura. Nel secondo caso invece, l’esplosione del turismo di massa trasformò il piccolo paese alpino in un importante stazione sciistica, cancellando la tracce del precedente insediamento termale, che ne aveva fatto la meta estiva preferita del poeta Carducci. Sempre nella prima metà del Novecento l’arte poetica trova a Chiavenna vigore con l’attività di Giovanni Bertacchi, che si distingue per la sua capacità descrittiva ed emozionale dei luoghi natii.
Uno tra i più singolari interventi architettonici del secondo Novecento in Valchiavenna è la chiesa della Maternità a San Cassiano, groviglio di linee spezzate e differenti materiali, ideata dall’architetto Enrico Meroni, che progettò anche la chiesa nuova di San Fedele a Chiavenna, dove lontani rimandi classici sono razionalizzati in semplici spazi solenni, arricchiti dall’imponente Crocifisso ligneo. Altre sculture contemporanee da ricordare sono la Madonna d’Europa a Motta di Campodolcino, di Egidio Casagrande, alta 13 metri e laminata d’oro e il San Francesco in Piazza Bormetti a Chiavenna, opera di Aldo Caron.

A cura di Paolo Rotticci in collaborazione con myVetrina

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