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Bimbotta e Co.
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Bimbotta è nata dal desiderio di una mamma di offrire alle mamme e a chi si prende cura dei bambini una selezione di prodotti e servizi a loro dimensione, attenta alla qualità, al prezzo e alle tendenze innovative sia a livello tecnologico che culturale.
Bimbotta è un punto vendita a Cosio Valtellino e a Ivrea (To) dove le mamme possono trovare, in un ambiente confortevole e a dimensione di bimbo, una linea di prodotti dedicata ai piccolissimi: accessori, prodotti per la cura del corpo, giochi educativi, libri e guide per i genitori.
Fiore all'occhiello del progetto Bimbotta è una rosa di pannolini prodotti in Europa dalla taglia per prematuri fino a 40kg, dal pannolino a mutandina ai modelli classici, dal pannolino biodegradabile a quello lavabile in cotone biologico prodotto in Svezia o in microfibra come utlimissima tendenza dal Canada.
Nel corner “la natura per il tuo bambino” l’impegno di Bimbotta a promuovere prodotti ecosostenibili e a riscoprire antichi metodi naturali nella cura dei bambini.

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Prodotti

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Curiosità

Genitori si diventa

Perchè piangere fa bene!

Ad aprire la rubrica “genitori si diventa” un estratto del capitolo secondo di: Il Bambino Consapevole, scritto da una mamma: la psicologa Aletha Jauch Solter.

(Aletha Jauch Solter ha studiato con il famoso Jean Piaget in Svizzera e si è specializzata presso l’università della California. Dal 1978 lavora con gruppi di genitori, educatori e bambini con l’obiettivo di sperimentare forme di relazione in cui sia consentito a tutti i bambini di sviluppare pienamente le loro potenzailità.)

Questo libro ci mette molto in discussione come genitori, pone al centro della relazione adulto-bambino l’idea che i bambini sono, fin dalla loro nascita, persone consapevoli di tutti i loro bisogni. Per cui a noi “solo” il compito di comprendere i messaggi che ci inviano.
La capacità di noi genitori di metterci in gioco sta nell’essere disponibili a guardare dentro noi stessi e a prendere coscienza dei nostri sentimenti, dei nostri vissuti del nostro modo di essere genitori, per essere in grado di svolgere il nostro compito di educatori al meglio, più consapevoli della nostra relazione affettiva con i nostri bimbi e più attenti ai loro bisogni.
In alcuni punti leggerete delle frasi un pò forti, alcune vi sfioreranno nel profondo stimolandovi ad indagare in voi stessi....a cercare di capire perchè.
Al termine di ogni capitolo, per fare veramente sul serio, una serie di domande e di esercizi per aiutare in questo difficile processo di consapevolizzazione e di rielaborazione dei sentimenti.


da : Il bambino consapevole – un nuovo modo di essere genitori
di Aletha Jauch Solter

1- Esordi - fare in modo che il bambino si senta amato
2- Pianto - fare in modo che il bambino liberi le tensioni
3- Sonno - fare in modo che il bambino riposi
4- Cibo - fare in modo che il bambino si nutra da solo
5- Gioco - fare in modo che il bambino impari
6- Conflitti - fare in modo che il bambino si senta rispettato
7- Attaccamento- fare in modo che il bambino si senta sicuro


“La secrezione di lacrime fa alleviare la sofferenza. E quanto più sarà violento o isterico il pianto, tanto più il sollievo sarà grande....... “ (Charles Darwin 1872)

E’ altamente improbabile che l’evoluzione abbia speso milioni di anni a perfezionare un processo inutile e senza scopo.

Quando manomettiamo o interferiamo con questo processo naturale, mettiamo in pericolo la salute e il benessere dei nostri bambini
Prima che i bimbi imparino a comunicare utilizzando i gesti e il linguaggio l’unico modo per comunicare i loro bisogni è il pianto.
Molte persone credono che non si debbano incoraggiare i bambini a piangere, perchè altrimenti piangeranno sempre di più. (si crede che ci sia il pericolo di viziarli)
Il numero di cose che genitori, parenti e amici inventano e le energie spese nel cercare di far smettere di piangere i bambini è sbalorditivo!
Purtroppo questi metodi sono efficaci e questo rinforza il comportamento dei genitori che usano di nuovo lo stesso metodo quando ricomincia il pianto.
Ma questi metodi non fanno altro che distogliere i bambini dal bisogno importantissimo che hanno di liberare la paura, l’angoscia e la rabbia che stanno provando.
Solo sfogandosi il bambino può superare queste emozioni dolorose con tutti gli effetti negativi che comportanto.
I bambini le cui richieste vengono sistematicamente ignorate smettono sì di piangere, ma diventano estremamente passivi, ritardati in quasi tutti gli ambiti dello sviluppo e non riescono a stabilire legami sociali. (tipico dei bambini istituzionalizzati)
I bambini che rappresentano lo stereotipo del bambino viziato sono quelli le cui madri hanno ignorato il loro pianto ho hanno impiegato troppo tempo a risopondere loro.
I vizi non esistono! Un bambino non chiede mai di più di quello di cui ha bisogno.
Se si ingnora il pianto di un bambino, lui potrebbe dedurne che non ha alcun potere di determinare ciò che gli accade e potrebbe crescere sentendosi impotente e indifeso.
Potrebbe cominciare a dubitare di se stesso e sentirsi privo di valore, non amabile, non importante.
Piangendo il bambino comunica i propri bisogni e interpreta le risposte che gli vengono fornite, da un valore a sestesso e al mondo che lo circonda.
Dall’altro lato i bambini soffocati dalle cure dei logo genitori, che tendono ad invece ad anticipare i loro bisogni (con lo scopo di risparmiargli le frustrazioni), diventereanno passivi e si sentiranno alla lunga impotenti quanto i bambini che vengono ignorati.

Allora cosa fare quando il bambino piange?

La prima cosa da fare è vedere se ha bisogno di qualcosa o se ha semplicemente bisogno di piangere (a volte è difficile dirlo!) quando sono stati esclusi tutti i bisogni immediati, se il bimbo continua a piangere, si può supporre che stia sfogando le tensioni causate da traumi passati.
La cosa più utile da fare a questo punto è facile da descrivere ma a volte difficile da mettere in pratica. (soprattutto se attorno a noi non abbiamo un sostegno facilitante) Sostenere e accompagnare il bambino durante questo processo di liberazione delle tensioni può essere intollerabile quando i genitori non sono ancora riusciti a elaborare i loro vissuti e il loro stile relazionale. Ma la presenza umana come sostegno è necessaria perchè il pianto sia veramente efficace e liberatorio, la presenza di una persona in grado di accoglierci silenziosamente ed empaticamente fornisce la sicurezza richiesta per rivivere e liberare il dolore.
Durante gli episodi di pianto i bambini hanno bisogno di essere ascoltati.
E’ importante che i genitori comunichino amore, piacere e rassicurazione ai loro bambini mentre piangono e che mostrino la loro fiducia nella sua capacità di fare esattamente cio di cui ha bisogno.
Se i bambini dovessero smettere di piangere, i genitori possono ripetere l’azione che in precedenza ha scatenato il pianto: magari un certo modo di toccare, un contatto visivo o il suono della loro voce. E’ importante insistere in questo modo finche i bimbi hanno finito di sfogarsi. ( è difficile ma con un pò di attenzione alle emozioni del bambino e un pò di sensibilità si riuscirà ad aiutarlo a liberarsi da ansie, traumi e dolori)
Dopo un pianto liberatorio i bambini tendono a rilassarsi e si addormentano. (può capitare che se non hanno espresso il pianto di cui avevano bisogno continueranno a piangere più tardi!)

Ci sono tre motivi importanti per i quali non bisogna mai lasciare i bambini da soli a piangere:
• Perchè hanno un gran bisogno di essere abbracciuati e toccati
• Perchè la presenza di un altro esere umano è necessaria per una efficace liberazione delle tensioni
• Perchè se ignorati potrebbero crescere con la convinzione che li si può amare solo quando sono contenti.
I bambini hanno bisogno di sapere che sono curati e accettati sermpre, a prescindere da come si sentono o da ciò che fanno.

Le conseguenze che può avere sul bambino la repressione del pianto sono molto serie.
Una prima conseguenza negativa è l’effetto che traumi non sfogati hanno sui sentimenti del bambino e sulla sua capacità di pensare e percepire.
Molte persone da bambini hanno subito dei traumi e dal momento che non hanno mai avuto la possibilità di piangere abbastanza a tempo debito, non c imeravigliamo se continuano ad avere reazioni esagerate in situazioni di per se del tutto innoque. Molte persone convivono con paure e fobie tropo imbarazzanti per loro per parlarne.
I traumi non sofgati possono influenzare sfavorevolmente la salutie di una persona. Molte malattie, tra le quali ulcere, problemi cardiovascolari, certi reumatismi, malattie renali e allergie potrebbero benissimo essere il risultato di tensioni accumulate dovute a un sovraccarico di stress.
Molte delle conseguenze del non permettere ai bambini di piangere non si noteranno finchè il bambino è ancora piccolo.
I genitori non capiranno che c’è qualcosa che non va e che il loro bambino cova in se sentimenti negativi che causeranno problemi per tutta la vita.
Il bambino potrebbe essere leggermente dipendente o immerso nei propri pensieri o un pò malaticcio, pauroso, iperattivo o distruttivo, ma i genitori tenderanno a considerare questi tratti come parte della personalità del bambino invece di capire che questi comportamenti sono il risultato di angosce accumulate.
A volte effetti dei traumi non sfogati non si manifestano fino all’età adulta, quando si cade in depressione, non si trova nulla che soddisfi, si conduce una vita di quieta disperazione, intrisa di paure e sentimenti di impotenza.
Innumerevoli schiere di adulti non riescono a vivere un solo giorno senza ingerire droghe come caffeina, nicoltina o alcool, anche se sanno che queste sostanze sono dannose per la loro salute. Altri fanno uso di droghe pesanti per trovare sollievo a sensazioni spiacevoli. Molti cercano aiuto specialistico a causa della loro incapacità di affrontare gli sterss della vita quotidiana.
Alcuni hanno percezioni della realtà così distorte a causa di traumi accumulati, che vengono ricoverati per malattie mentali, mente altri si dedicano al crimine violento come unico sbocco dei loro sentimenti.

Un’altra conseguenza dell’aver dovuto reprimere emozioni negative si manifesta quando si diventa genitori.
I genitori tendono a ferire i propri figli nello stesso modo in cui essi sono stati feriti e impediscono a propri bambini di piangere così come è stato impedito loro.

I bambini imparano a reprimere il pianto acquisendo degli schemi di comportamento molto rigidi e compulsivi; (schemi di controllo)
Tali schemi derivano da ciò che i genitori fanno ai bambini per cercare di farli smettere di piangere.
Una madre potrebbe interpretare erroneamente il pianto come fame e mettere in bocca alla sua bambina il seno o un biberon. Se questo avviene frequentemente la sua bambina comincerà a richiedere un capezzolo in bocca ogni volta che si sentirà agitata. Ha imparato che non è sufficientemente sicuro per lei piangere quindi ricorre allo stesso meccanismo repressivo che la madre ha usato con lei. Questa bambina svilupperà una dipendenza dal seno materno o dal biberon simile alla dipendenza di un alcolizzato al whisky.
L’allattamento provocherà in lei la repressione del legittimo bisogno di piangere. E allontanerà solo temporaneamente le sensazioni negative. Quando queste ricompariranno la bambina vorrà essere allatata ancora.
Altri schemi di controllo possono essere il succhiare il ciuccio o il pollice, volere essere tenuto in braccio e richiedere un intrattenimento costante
Molti schemi di controllo oltre a impedire ai bambini di piangere sono in se stessi dannosi.
I genitori spesso trasferiscono i propri schemi di controllo (dipendenze) ai loro bambini.
Quando sono in atto gli schemi di contollo, i bambini non solo si sentono male, ma non imparano come potrebbero, non esplorano attivametne, non scambiano felicemnte amore e affetto con le altre persone
Non c’è modo di rimuovere uno schema di controllo del bambino , a meno che i genitori non siano disposti e capaci di ascoltare pazientemente il suo pianto.
Se non si permette al bambino di piangere incoraggiandolo, lui potrebbe adottare un nuovo schema di controllo (si toglie il ciuccio e inizia a succhiarsi il pollice) o potrebbe cominciare a sviluppare problemi di comportamento (si toglie per sempre il biberon che lo aiuta ad addormentarsi e lui potrebbe manifestare subito atteggiamenti ribelli, iperattivi, o violenti)
I genitori non possono aspettarsi che la vita continui come al solito quando rimuovono uno schema di controllo, perchè i bambini senza schema di controllo hanno bisogno di trascorre moltissime ore a piangere.
Se i genitori non si sentono in grado di dedicare il tempo o l’attenzione necessari a un tale sfogo prolungato allora è meglio che il bambino conservi lo schema di controllo almeno temporaneamente.
I genitori possono valutare le loro risorse e decidere quando è meglio cominciare a rimuovere gli schemi di controllo del loro bambino.
Il modo migliore per prepararsi a sosddisfare il bisogno di piangere del bambino è per i genitori i imparare a liberare innazitutto i propri sentimenti, ma non sempre questo è facile. Ma forse è uno sforzo che dobbiamo ai nostri figli e ai genitori che saranno.


Come distinguere poi il bisogno di piangere da altre esigenze?
Nei capitoli successivi a questo dedicato al pianto, vengono forniti i consigli per determinare quando i bambini hanno bisogno di dormire, mangiare giocare, stare con i genitori o piangere.
Avere prima fatto un lavoro sui propri sentimenti aiuterà mamma e papà a non trovare più intollerabile il pianto dei loro bambini, e saranno così pronti a dedicare loro tutta l’attenzione di cui hanno bisogno per questo processo di liberazione delle tensioni e del dolore.
Buon lavoro a tutti....... anzi buon pianto! ;-)


Dott.ssa Lisa Ardenghi

Bimbotta Pannolini & Co.

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